La lingua
Lingua poco scritta, e tanto meno letta, il corso ha miracolosamente attraversato i secoli.
Oggi è insegnato all'Università di Corte, è parlato da numerosi corsi e nel 1974 ha persino ottenuto lo statuto di lingua regionale.
Guai quindi a parlare di dialetto, piuttosto si può definire il corso come una lingua latina, molto influenzata dal toscano medievale, precedente a Dante.
Nel XIX secolo coesistevano tre lingue: l'italiano classico, parlato dall'élite isolana, il dialetto corso, soltanto orale, e il francese, il cui uso era imposto dall'amministrazione francese, che non esitò d'altra parte a ribattezzare Cargèse (in "Marbeuf") e Isola Rossa (in "Vaux").
La francesizzazione, avviata dalla fine del XVIII secolo, portò persino a proibire le opere cantate in italiano.
Il corso è una lingua molto ricca e possiede numerose varianti; ancora oggi alcune parole non hanno la stessa pronuncia da una valle all'altra.
La lingua è più musicale nel Nord-est dei Paese e più aspra nel Sud-ovest.
In quasi tutte le località ormai compare il nome corso accanto al toponimo francese o a quello italiano, visto che i nomi delle località sono stati registrati nel XVIII secolo partendo dal toscano.
Cosi, il Niolo diventa spesso "Niolu" sui cartelli e i dépliant turistici.
Per quanto riguarda la pronuncia, prima regola e dimenticare la parte finale delle parole. Cosi Bonifacio si pronuncia 'Bonifas"; Propriano, "Proprianu"; Porto-Vecchio, "Porto Vek"; Santoni, "Santon". Le parole della lingua corsa hanno una pronuncia simile all'italiano. La "e" non è mai muta, la "r" leggermente morbida e i dittonghi vengono pronunciati all'italiana (bosco di "A-i-tone").


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