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Musica e canti

Diretta espressione dello spirito corso, i canti tradizionali si perpetuano da secoli, senza che se ne conosca esattamente l'origine.
L'ensemble vocal Barbara FurtunaI canti popolari, tramandati di generazione in generazione, hanno ritmato la vita degli isolani e infatti a ogni momento importante (fidanzamento, matrimonio, nascita, morte...) corrisponde un particolare tipo di canto: ninnananne (nanne), serenate (serinatu), celebrazioni di avvenimenti fortunati (brinchisu), canti guerrieri (a paladina), orazioni funebri (lamentu), appelli alla vendetta (voceru)...
Ogni tenia si basa su un canovaccio prestabilito, che l'interprete arricchisce di variazioni e tocchi personali. Nel canto l'improvvisazione riveste un ruolo importante, come dimostra il famoso chjam'e rispondi: ancora oggi, alla fine di pranzi particolari si può assistere a questo canto maschile, sorta di gara verbale di botta e risposta tra due partecipanti.
Vince chi si esprime con maggiore eloquenza, qualunque sia il soggetto prescelto.

POLIFONIA.
La polifonia, con il suo retaggio di canto gregoriano, resta la forma di canto più popolare e apprezzata sia sull'isola che all'estero.
Il gruppo
I Muvrini hanno dato un forte contributo a rendere popolare questa antichissima tradizione, salvata dall'oblio negli anni Settanta del Novecento da un gruppo chiamato Canta U Populu Corsu.
Il rinnovamento della polifonia ha senza ombra di dubbio permesso all'identità corsa di rafforzarsi nel cuore degli isolani.
Oggi non si contano i gruppi che si esibiscono a cappella e i festival di canti corsi, tanto che l'immagine del cantante in camicia nera, la fronte corrugata e la mano incollata all'orecchio è diventata uno dei cliché più diffusi in Corsica.
Chi lo avrebbe detto alla fine degli anni Sessanta del Novecento?La Cetera
La paghiella, canto a cappella a tre voci, è senza dubbio la più antica forma di polifonia; il canto è spesso interpretato da parenti o familiari, che formano un cerchio tenendosi per le spalle.
In alcune chiese, come in quella di Sermano (Bozio), la messa è ancora oggi cantata in latino a paghjella.
In estate i canti corsi fanno la parte del leone in due festival che si svolgono nella Balcone: i Rencontres polyphoniques di Calvi (metà settembre) e il Festivoce di Pigna (luglio), un paese che ospita una scuola musicale molto attiva.

STRUMENTI TRADIZIONALI.
Espressione musicale non si limita tuttavia solo al canto; anche se la voce resta l'elemento preponderante, i canti ancestrali continuano a essere accompagnati da alcuni strumenti.
Tra questi è la cetera, scomparsa negli anni Trenta del Novecento e poi riscoperta: è una specie di cetra o mandolino a sedici corde metalliche che vibrano sollecitate da un accessorio in osso o in corno. Altri strumenti usati e realizzati in passato dai pastori, sono la cialamella (flauto vegetale), la pilane (flauto in corno di capra), la pirule (flauto in canna) e la cuiombu (conchiglia marina che serviva a richiamare le greggi).

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